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Libri per l’estate: i romanzi che parlano di fiori

Pronti per l’estate sotto l’ombrellone? Portate con voi questi libri: vi porteranno nel mondo dei fiori, un mondo che noi di Arja Cajo conosciamo molto bene…

Lo sapete che in casa Arja Cajo i fiori sono una vera e propria passione: Viola, la founder del brand, li fotografa da sempre e traendo ispirazione dalla loro bellezza, li ha “trasposti” su stoffe e tessuti preziosi per dar vita ai capi unici e irripetibili delle collezioni Arja Cajo, che trovate nel nostro e-shop.

Ciò che ci affascina dei fiori non è solo la loro naturale bellezza, ma anche il significato che celano: una rosa non è mai solo una rosa, lo sappiamo, ma può significare anche passione, gelosia, purezza… a seconda del suo colore.

Forse è per questo che ai fiori si sono ispirati anche tanti scrittori per i loro romanzi, creando dei racconti avvincenti e ricchi di sfumature. Qui di seguito ve ne suggeriamo alcuni, perfetti da divorare sotto l’ombrellone in questa estate tutta da vivere. Ah, inutile dirvi che noi li abbiamo letti quasi tutti! Buona lettura e… buona estate!

Donne che comprano fiori – Vanessa Montfort

A Madrid, in un quartiere bohémien, c’è il Giardino dell’Angelo, la piccola boutique floreale di Olivia. Qui, si incrociano le vite di cinque donne che comprano fiori, ma sempre per gli altri: Victoria per il suo amante segreto, Casandra per portarli in ufficio, Aurora per dipingerli, Gala per donarli alle clienti del suo showroom e Marina per suo marito, che è appena morta. Proprio quest’ultima comincerà a lavorare da Olivia per cercare di ripartire e conoscendo le altre quattro donne, stringerà amicizie forti e speciali, ricche di colpi di scena.

Quel che affidiamo al vento – Laura Imai Messina

Nel nord-est del Giappone esiste un giardino che si chiama Bell Gardia. Qui c’è una cabina telefonica, con un telefono non collegato, che si pensa possa servire per parlare con le persone nell’aldilà. Quando su quella zona si abbatte un uragano di immane violenza, da lontano accorre una donna, pronta a proteggere il giardino a costo della sua vita. Lei è Yui, e nel giorno in cui uno tsunami si abbattè sul Giappone, lei perse sua madre e sua figlia. Recandosi al giardino, incontra Takeshi, un medico con una figlia di quattro anni, muta dal giorno in cui perse la sua mamma. Da quell’incontro, nuovi fiori sbocceranno.

Il linguaggio segreto dei fiori – Vanessa Diffenbaugh

Victoria non ha avuto una vita facile. Per questo ha paura di amare e lasciarsi amare. L’unica cosa che ama sono i suoi fiori, piantati nel parco pubblico di Portero Hill, a San Francisco. Con i fiori lei comunica le sue emozioni e i suoi sentimenti. Ragion per cui nel suo lavoro di fioraia è imbattibile e i suoi fiori sono i più comprati della città: perché lei con i fiori ci parla e parla agli altri. Ma a un certo punto nell sua vita irromperà Grant, un ragazzo misterioso che sembra sapere tutto di lei e…

Cambiare l’acqua ai fiori – Valerie Perrin

Violette Toussaint è una persona strana, all’apparenza: guardiana in un cimitero, raccoglie le storie di chi va in visita ai propri cari defunti. Un giorno si presenta un poliziotto arrivato da Marsiglia, che le fa una richiesta stramba: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento, emergono strane vicende e legami, che nessuno sapeva, ma che adesso sono pronte a riemergere…

 

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Arja Cajo: il digitale e la moda

Come i social e l’online hanno cambiato il linguaggio e il modo di produrre della moda? Lo abbiamo chiesto a una vera esperta, amica di Arja Cajo

Il mondo digitale, ciò che si svolge online, ormai – l’abbiamo capito – ha delle ripercussioni importanti anche nella vita reale, offline. Online ci si frequenta, ci si innamora, ci si diffama, si comprano accessori e case, si lavora, si realizzano sogni. Tutto questo senza bisogno di spostarsi dal computer o dal cellulare.

Ma è offline che ancora si produce materialmente tutto quello che poi acquistiamo. Come i capi di abbigliamento e gli accessori. Naturale chiedersi quindi come il digitale abbia influito e influenzato il mondo della moda: dal modo di produrre fino al modo di vendere.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Beatrice Ferrario, Media & Digital Advisor, dall’esperienza pluridecennale, per capirne di più e per cercare di carpire quale può essere il futuro di Arja Cajo, già presente online con un e-shop dedicato sul sito e con la pagina Facebook e quella Instagram, dove potete trovare tutte le novità.

Online e mondo della moda: quest’ultimo ha davvero bisogno del digitale?

“Ormai per vendere e farsi conoscere non si può più prescindere dall’avere un bel sito e un profilo social funzionale e funzionante: una volta una boutique affittava un negozio in Via Montenapoleone, oggi deve investire sui social. Se non li hai, non esisti. Allo stesso modo, vale la pena avere un proprio e-commerce cui rimandare la clientela a fare shopping. L’abbiamo visto durante la pandemia quanto sia importante poter rivendere online. È chiaro che poi offline, in negozio, a diretto contatto con il venditore, è possibile vivere un’esperienza, in cui viene raccontata una storia, spiegato un concept e una mission, si viene consigliati e coccolati… Ma oggi come oggi esistere online è un diktat, non più un’opzione”.

Qual è il social più gettonato per chi lavora e produce moda?

“Il settore della moda ha puntato tutto su Instagram, il social delle immagini. Per rendere in metafora, Instagram è un po’ come le vecchie riviste patinate alla Vogue: belle foto postprodotte, grafiche accattivanti, una caption cucita ad hoc… Mentre Facebook è più paragonabile a un quotidiano.

Dipende poi molto anche dal target a cui si vuole vendere: su Instagram stanno i cosiddetti Millennials, intorno ai 40 anni; su Facebook i boomers, ovvero un target più maturo, mentre su TikTok e Twitch “vive” la generazione Z, ovvero i nati a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila. Bisogna avere a mente il proprio target di riferimento per non sbagliare strategia e investimenti”.

A proposito di investimenti, oggi quindi non vale più la pena fare piubblicità sulle riviste cartacee?

“È cambiato proprio il concetto: prima se apparivi su Vanity Fair o Vogue, allora eri “arrivato” ed eri qualcuno, e questo automaticamente valeva come endorsement per la qualità del prodotto e la quantità di vendita. Oggi non vale più questo discorso: vale più accaparrarsi la collaborazione con il talent o l’influencer giusta per farsi conoscere. Un tempo c’erano i lettori, oggi i followers”.

Moda e ambiente: quanto l’online contribuisce positivamente a un discorso ecosostenibile in fatto di fashion?

“Di sicuro, il digitale può influire in modo positivo in questo senso: pensiamo a una realtà come Arja Cajo, che produce direct to consumer, ovvero riceve l’ordine, produce su misura e rivende. In questo modo non rimane il magazzino invenduto, con capi poi destinati al macero. In tanti big della moda, anche in questo periodo di pandemia, si sono interrogati sull’effettiva utilità dell’avere le collezioni, che si rinnovano ogni pochi mesi: i consumatori hanno davvero bisogno di tutti quegli abiti? Infine, in questo ultimo periodo, sono emerse anche altre due tendenze di cui bisognerà tenere conto: molte donne hanno cominciato a farsi il proprio guardaroba da sé, comprando la stoffa e poi cucendola, proprio come facevano le nostre nonne, mentre altre sono sempre più orientate al second hand marketplace, ovvero a rivendere sui siti come Vinted o Vestiaire Collective, i capi e gli accessori che non utilizzano più.

Le persone tenderanno ad acquistare sempre meno ma meglio, e soprattutto saranno sempre più attirate dal “one of a kind”, il pezzo unico. Per questo, Arja Cajo ha la strategia migliore”.